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Agenzia di comunicazione: come sceglierla, e le sette domande da fare prima di firmare

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Un’agenzia di comunicazione si sceglie su tre cose verificabili: chi esegue materialmente il lavoro, come vengono misurati i risultati e a chi appartengono i dati e gli account. Tutto il resto (il portfolio, la creatività delle proposte, la simpatia in riunione) conta, ma viene dopo.
Sono le tre domande su cui le collaborazioni si rompono un anno dopo, e sono le tre che quasi nessuno fa in fase di selezione.

Questo articolo è l’elenco delle domande, con le risposte che dovrebbero mettervi in allarme.

Prima: che tipo di fornitore vi serve davvero

Le insegne si somigliano tutte, il mestiere no.

La web agency costruisce e mantiene siti e piattaforme. Ottima se il vostro problema è tecnico e ha un perimetro definito.

L’agenzia media compra spazi pubblicitari e ottimizza budget. Ha senso quando l’investimento in advertising è già consistente e il tema è il costo per acquisizione.

L’agenzia creativa produce concept, campagne, identità visiva. Serve quando il problema è di posizionamento e di racconto.

L’agenzia di comunicazione tiene insieme queste dimensioni e le fa parlare con i dati. È la scelta giusta quando il problema non è isolabile: il sito converte poco, ma non si sa se dipenda dal traffico sbagliato, dalle pagine o dall’offerta.

Il punto pratico: se sapete esattamente cosa vi serve, prendete lo specialista. Se il vostro problema è “non capisco perché non funziona”, serve qualcuno che possa guardare in più punti contemporaneamente, altrimenti passerete un anno a far comunicare tre fornitori che si rimpallano la responsabilità (l’ho visto con i miei occhi).

Le sette domande

1. Chi lavora materialmente sul mio progetto?
Chiedete ruoli, competenze e quante ore. Non è una questione di nomi propri — in una struttura sana le persone si sostituiscono e il lavoro prosegue — ma di capire se chi esegue è interno o no. Nella comunicazione il subappalto è diffuso e spesso invisibile: si firma con l’agenzia e a scrivere è un collaboratore esterno che cambia ogni tre mesi.
🚩 Risposta d’allarme: non ottenere risposta sul punto — chi esegue resta indefinito anche dopo che l’avete chiesto due volte.

2. Chi ha proposto questa strategia, e verrà anche alle riunioni operative?
Il divario tra chi vende e chi esegue è il singolo motivo più frequente di delusione. Non è disonestà: è organizzazione. Ma va saputo prima.
🚩 Risposta d’allarme: il senior compare alla presentazione e sparisce dal mese successivo.

3. Come misurate il risultato e cosa succede se non arriva?
Un’agenzia seria vi dice quale numero guarderà, da quale strumento lo prende e ogni quanto ve lo mostra. E vi dice anche cosa farà se quel numero non si muove.
🚩 Risposta d’allarme: i KPI proposti sono impressioni, copertura, “engagement”. Sono numeri che salgono sempre e non hanno mai fatto vendere niente.

4. Gli account posso averli intestati a me?
Google Ads, Analytics, Search Console, Business Profile, i profili social, il dominio, l’hosting. La domanda non è chi li amministra nel quotidiano — che l’agenzia se ne occupi è normale e spesso comodo — ma se potete averne l’intestazione quando lo chiedete, portando via lo storico.
🚩 Risposta d’allarme: l’intestazione non è negoziabile in nessun caso. Un’agenzia che propone di gestirli sui propri account vi sta offrendo una comodità; una che non ve li cederà mai vi sta legando a sé, ed è una cosa diversa.

5. I dati che raccogliete restano miei?
Vale per i contatti generati, per le liste, per i tracciamenti. Chiedete che sia scritto nel contratto e che l’esportazione sia possibile dal primo giorno, in un formato aperto.
🚩 Risposta d’allarme: l’export “si può fare” ma non è previsto contrattualmente.

6. Cosa NON fate?
È la domanda più informativa dell’elenco. Chi risponde “facciamo tutto” o non ha capito la domanda o non ha un mestiere. Ogni struttura ha un centro di gravità: chiedete qual è il vostro, e come coprono il resto.
🚩 Risposta d’allarme: nessun limite dichiarato.

7. Mi raccontate un lavoro che non ha funzionato, e cosa avete fatto dopo?
Le referenze positive le portano tutti, e i clienti attivi dicono quasi sempre che va bene. Molto più informativo è sentir raccontare un progetto andato storto: chi ha lavorato abbastanza a lungo ne ha almeno uno, e il modo in cui lo racconta dice come si comporterà quando succederà a voi. Il nostro ce l’abbiamo, e lo raccontiamo di persona: è una domanda a cui si risponde guardando in faccia chi l’ha fatta.
🚩 Risposta d’allarme: non è mai andato storto niente. O è falso, o significa che non si è ancora lavorato abbastanza.

Il punto che nessuno mette nel preventivo

Un progetto di comunicazione tocca il sito, i dati, la pubblicità, i contenuti e — sempre più spesso — la sicurezza. Ogni passaggio di consegne tra fornitori diversi è un punto in cui l’informazione si perde e la responsabilità si diluisce.

Non è un argomento a favore del fornitore unico a tutti i costi: è un argomento a favore della filiera corta. Meno mani sul lavoro, meno riunioni per allineare, e soprattutto una sola persona a cui chiedere perché un numero è sceso.

Da noi funziona così: chi progetta è chi esegue, e chi esegue risponde. Non è una scelta di posizionamento, è che con un’altra organizzazione non riusciremmo a rispondere alla domanda numero 3.

Quanto costa, e perché le forbici sono così larghe

I preventivi per lo stesso brief possono differire di cinque volte, e la ragione quasi mai è la qualità.

Cosa allarga davvero il prezzo: la seniority di chi esegue, la frequenza del confronto, quanto è misurato il lavoro. Un piano editoriale scritto da un senior con revisione mensile e uno generato in serie costano diversamente perché sono cose diverse.

Cosa lo restringe artificialmente: l’attività esiste sulla carta ma è ridotta al minimo sindacale. Il caso classico è il “reportistica mensile inclusa”: un PDF di numeri esportati, senza una riga che spieghi cosa fare la settimana dopo.

Il modo onesto di confrontare due preventivi non è guardare il totale. È chiedere a entrambi quante ore senior ci sono dentro e chi le fa.

Le domande che vi faranno loro (e cosa significano)

Un fornitore che sa lavorare vi chiede: qual è il margine sui prodotti, quanto vale un cliente nel tempo, quanti contatti riesce a gestire la rete commerciale, cosa è già stato provato e com’è andato.

Se nessuno vi fa domande sui vostri numeri e si passa direttamente alla proposta creativa, state comprando una campagna, non una strategia. Sono due prodotti diversi e hanno due prezzi diversi. Va bene comprare una campagna, basta sapere che è quello che state facendo.

Domande frequenti

Meglio un’agenzia di comunicazione locale o una che lavora da remoto?
Conta più la frequenza del confronto che la distanza. La prossimità aiuta nelle fasi iniziali, quando bisogna capire l’azienda: dopo, pesa di più chi risponde entro la giornata.

Quanto dura un contratto tipo con un’agenzia di comunicazione?
Dipende dal tipo di attività. Quelle continuative — SEO, social, advertising — si valutano su almeno sei mesi, perché prima i dati non sono leggibili. I progetti a perimetro chiuso, come un sito o un’identità visiva, hanno una fine dichiarata. In entrambi i casi conviene diffidare dei vincoli lunghi senza obiettivi scritti nel contratto.

Posso lavorare con più agenzie (di comunicazione, creativa, web) insieme?
Sì, ed è frequente. Serve però che sia chiaro chi tiene la regia e chi possiede i dati, altrimenti il tempo che si risparmia nella specializzazione lo si perde nel coordinamento.

Come si capisce se il lavoro di un’agenzia sta funzionando, prima dei sei mesi?
Dipende da cosa le è stato affidato, quindi i segnali cambiano: su un lavoro di acquisizione contatti si guarda la qualità dei contatti e non solo il numero; su un lavoro sul sito, il traffico delle pagine che vendono e non il totale; su un lavoro SEO, le posizioni sulle keyword che contano. La regola generale è che il segnale intermedio va concordato all’inizio, insieme a cosa si fa se non si muove.


Siamo un’agenzia di comunicazione e digital marketing con sede a Roma, presenti anche a Milano. Se state valutando un fornitore — noi o un altro — le sette domande qui sopra valgono comunque: portatevele in riunione.

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Raffaella Roani

Raffaella Roani è una giornalista specializzata in new media, digital tech e brand reputation. Con una formazione accademica tecnico-scientifica in ingegneria e un profondo interesse personale per le arti visive, il teatro, il cinema e la musica, nella sua carriera fonde competenze analitiche e tecnologiche con una spiccata sensibilità creativa. Co-fondatrice di ARvis.it, attualmente è responsabile dell'ufficio stampa presso The PropTech Company e direttore responsabile di EZ Rome e ArreCasa.